Il Significato del Mala Tibetano

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” Simbolo di un ciclo infinito, l’Akshamala trova la sua prima testimonianza nelle raffigurazioni delle grotte di Ajanta, risalenti al II° secolo a.C. In origine l’ Akshamala è una ghirlanda, chiamata “Bija” , un nome che ricopre diversi significati di grande importanza: “Bija” è la traduzione dal Sanscrito di “seme”, ed è utilizzata per indicare l’origine e la causa di tutte le cose.
nella scuola Buddhista Mahayana il termine “Bija” si riferisce alla “Teoria della Consapevolezza”, secondo la quale ogni azione produce delle “impressioni” (le Bija appunto), che rimangono nella nostra memoria cosciente. Il mondo esterno nasce quando questi semi germogliano, rilasciando il loro profumo.
Nell’ Hinduismo, invece il termine “Bija” traduce una “sillaba mistica” (la più nota tra tutte è l’ Ohm), contenuta nei mantra in questo caso i semi non hanno importanza particolare, ma servono a far mantenere la concentrazione durante i riti e le preghiere.
Per quest’ultimo motivo l’ Akshamala è noto anche come “rosario Buddhista”: la sua funzione principale è appunto quella di manterene il calcolo delle preghiere senza distrazioni. Il rito prevede infatti che ad ogni preghiera la mano destra sposti uno dei grani in senso orario, mantenendo un profondo rapporto con i rituali buddhisti, che si svolgono sempre in senso orario.”

La mia passione per il Mala inzia dal momento in cui ho iniziato a studiare Yoga, averne uno tra le mani mi faceva sentire più concentrata, magari è suggestione, ma questa è la mia esperienza personale.
Ho deciso così insieme alla mia parte artistica di cominciare a crearne dopo esercizi di respirazione, affiancare il mio lavoro di ricercatrice di armonia ( per chi non lo conoscesse può cliccare QUI ) con quello da artista che è un hobby che mi piace portare avanti nei ritagli di tempo.
I mala sono formati da 108 perline. Il numero 108 è infatti considerato “numero sacro”, in molte regioni indiane, legato alle pratiche dello yoga e del Dharma.
– Secondo la tradizione Hinduista – ad esempio – le divinità hanno 108 nomi, ed è considerata una pratica sacra quella di recitare durante i riti religiosi questi nomi, contandoli sui grani dell’ Akshamala (o Mala).
– Allo stesso modo i monaci Zen indossano uno Juzu (simile all’Akshamala, però da polso) formato anch’esso da 108 grani.
– Il Buddhismo tibetano crede esistano 108 peccati, e 108 bugie che gli uomini possono dire.
– In Giappone, nei festeggiamenti di fine anno, si suona una campana per 108 volte, ognuna delle quali rappresenta una delle 108 tentazioni terrene che l’uomo deve superare per raggiungere il Nirvana.
– 108 è il numero delle intersezioni delle linee tra i Chakra, che convergono sulla linea del cuore e portano alla realizzazione e      all’ auto-coscienza.

Se hai altre curiosità sui Mala scrivimi pure e se vuoi vedere le mie ultime due creazioni puoi venirmi a trovare nel mio SHOP su Etsy cliccando QUI.

Grazie per essere passato di qua.

Nessa Alcarin